Sull’affaire Movimento 5 Stelle, Mafia e Corleone, ci sono diversi aspetti che non tornano e mi lasciano perplessa.

Uno fra tutti, l’aspetto più controverso, è l’affermazione di Luigi Di Maio sui possibili eletti “Qualora qualcuno della lista fosse eletto, gli verrà subito ritirato il simbolo”.
Quindi, Di Maio ci suggerisce che:

  1. tutti coloro che sono inseriti nella lista a 5 stelle a Corleone, se eletti, vuol dire che ricevono i voti della mafia;
  2. il Movimento 5 Stelle non ha fatto gli opportuni controlli prima di presentare la lista.

Ora, il punto 2 riguarda l’incompetenza interna al Movimento e poco importa o, meglio, poco sposta al ragionamento che segue, ma il punto 1, i voti della mafia che prenderanno i pentastellati, apre una voragine di significati ed azioni.

Andiamo con ordine. Intanto, una questione facile facile: perché aspettare il risultato elettorale e non ritirare la lista? Tanto se gli eletti, a detta del massimo esponente del Movimento, si sa già essere votati dai mafiosi, perché aspettare?
Qualcuno potrebbe dire che la mia è domanda retorica, ma una risposta non retorica ci starebbe.

Andiamo avanti. Il Vice Presidente del Consiglio Di Maio, di fatto, sostiene che il suo Movimento riceve i voti della mafia alla stregua degli altri partiti politici e movimenti, e che i suoi candidati eletti non sono così puri, tanto da negargli il simbolo (si, lo so, mi sono fissata su sto punto).

Ora, sta storia non può valere solo per le stelline corleonesi, solo perché Corleone è città famosa, diciamo così. Perché, e lo sappiamo tutti, la mafia non la si trova solo a Corleone.
Così come sta storia suggerisce che, anche alle precedenti tornate elettorali, proprio a Corleone, i voti dei 5 Stelle saranno stati anche quelli della mafia. Così come lo saranno stati quelli ricevuti in altri territori ad alta densità mafiosa in Sicilia e nel resto d’Italia.

Del resto, la matematica non è una opinione e se i voti della mafia possono essere quantificati non è che poi se il Di Maio di turno dice “noi i voti di quelli non li vogliamo, ci fanno schifo”, non riceve i voti e non deve fare i conti con questa realtà dei fatti.

Seguitemi nel ragionamento (userò nomi inventati e dati generici). Nel quartiere “Cuè”, è stato accertato negli anni, su 100 elettori, 60 rappresentano i voti mafiosi e 40 no. Succede questo:
a) L’eletto storico del partito blu Pepè portava a casa 70 voti. A detta del partito giallo Tutù erano composti da 60 mafiosi più 10 puliti. E qui affondo in pubblica piazza contro i cattivi di turno.
b) L’eletto nuovo del partito giallo Tutù, defunto politicamente quello blu Pepè, riceve 75 voti. Sti voti, secondo il partito giallo sono il frutto di 40 voti onesti con sottolineatura che ne hanno presi ben 30 in più del loro avversario.

Se avete fatto i conti, alla tornata elettorale b) al racconto mancano i 35 voti per arrivare a 75: e non sono quelli voti mafiosi? Quasi il 50% del totale.
Inoltre, entrambe le tornate elettorali si prestano a diverse interpretazioni matematiche. Fate voi le proporzioni.

È ovvio che nella realtà le distinzioni non sono così nette o così facilmente divisibili. Ma nella realtà, la rappresentanza politica della maggioranza di governo di questa Italia, di fatto afferma che:

  • i suoi candidati non eletti possono prendere i voti mafiosi e restare all’interno del Movimento 5 Stelle;
  • i suoi candidati eletti con i voti della mafia restano eletti ma senza il simbolo del Movimento.

I suoi candidati eletti con i voti della mafia restano eletti ma senza il simbolo del Movimento. Lo riscrivo perché è questo il punto: il Movimento 5 Stelle permette ad eletti con i voti della mafia di rappresentare le Istituzioni. È semplice, lo ha detto persino Luigi Di Maio: “Qualora qualcuno della lista fosse eletto, gli verrà subito ritirato il simbolo”.

Stanno, o staranno, lì perché chi doveva fare qualcosa, ha deciso, nella migliore delle ipotesi, di voltarsi da altra parte. E non mi importa che non hanno più le stelline sul capo.
Il danno è fatto.

È palese che affrontare il tema della legalità, della sicurezza, dell’antimafia con questi rappresentanti politici è complicato, perché, nella migliore delle ipotesi, non sanno quel che fanno.

Ma il Ministro degli Interni Salvini, sull’affaire Movimento 5 Stelle, Mafia e Corleone, non dice nulla? Non ha ruspe che stanno scaldando i motori?

Dimmi cosa ne pensi