Ci siamo quasi ed io non so ancora per quale candidato votare. So di certo per chi non votare e questo complica le cose: ho escluso tutti i candidati!

 

Da quando i Siciliani scelgono direttamente il loro Presidente non ne hanno azzeccata una e questo lo si può affermare senza possibilità di smentita. Certo ogni nuovo Presidente è stato peggiore del precedente, in una escalation di incapacità, malvagità, inettitudine inaudita, tanto da far rimpiangere chi è venuto prima.

Ma francamente, con tutta la buona volontà, nessuno, ritengo (spero), possa essere peggiore di Rosario Crocetta, l’ultimo Presidente. E questa, nella tornata elettorale che volge al termine, è l’unica nota positiva.

Da un anno circa (no, non è vero, ci penso dall’indomani dell’elezione di Crocetta) penso a chi possa essere il mio futuro Presidente, a chi possa, cioè, avere insieme capacità politica e alta preparazione amministrativa, onestà “legale” e onestà intellettuale, amore incondizionato per la Sicilia e preparazione storico-culturale.

Lo so, mi sono lasciata prendere dall’entusiasmo del cambiamento. Ho esagerato. Devo volare più basso.

Allora mi sono detta, il Presidente dovrà essere chi incarna almeno una parte di queste caratteristiche. Fra i papabili, pensai a Gaetano Armao prima ancora, circa un anno prima, che lo stesso annunciasse la sua candidatura e prima ancora che Forza Italia pensasse a lui (cosa che, onestamente, ha fatto cambiare idea a me). Ma poi Armao rinunciò e amen.

In quei giorni, tutti sembrava volessero diventare Presidente della Regione Siciliana, incluso Vittorio Sgarbi. Eureka! Pensai, perso per perso, considerato che tutti i candidati, per far “crescere” la Sicilia, sostengono che bisogna valorizzare il patrimonio culturale, voterò chi ha almeno competenza chiara in materia (e sarei stata anche disposta ad impegnarmi nella campagna elettorale).

Lo so, follia pura, ma il ragionamento in fondo aveva un senso. Ma anche Sgarbi rinunciò e amen anche per lui.

Ed io ora chi voto?

Sto ancora spulciando (e mancano davvero pochissimi giorni) tutti i candidati e niente, nessuno ha fatto scattare la scintilla. E l’analisi la cerco di fare oggettivamente, cioè andando oltre persino alle mie convinzioni politiche (storicamente di sinistra): così facendo ognuno dei candidati ha oggettivamente alcune caratteristiche rientranti nella mia lista ma valanga di “se” e “ma” che mi fanno dire no, non posso farcela”.

Seguitemi nel ragionamento.

Roberto La Rosa, candidato per il movimento “Siciliani Liberi”, ha nel suo programma, tra le altre cose, l’abolizione dell’elezione diretta del Presidente della Regione Siciliana (cioè sputerò nel piatto dove voglio ora mangiare), il ritorno al numero di 90 deputati o anche di più (il numero dei parlamentari è stato ridotto a 70), l’indipendenza della Sicilia da attuare piazzando deputati a Roma (un non senso), una politica finanziaria quasi delirante. Nota di colore: nella competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale di Palermo ha ottenuto 78 voti. Niente da fare.

Fabrizio Micari, candidato un po’ per tutti, quello buono da portare in giro, è rettore dell’Università di Palermo ma non ha lasciato la sua poltrona quando si è candidato. E potrei chiuderla qua.

Ha poi dichiarato che Crocetta in fondo non fu male ed è sostenuto da Angelino Alfano e Matteo Renzi. E basta va.

Comunque nel suo programma ha indicato che la Sicilia è attualmente da un lato terra fruttuosa, ingegnosa, produttrice di enormi redditi, in pratica una meraviglia, dall’altro una schifezza. Sostiene che bisogna riaccendere la Sicilia e “imprimere una profonda accelerazione”: ma a chi? Per Micari, in pratica, ci saranno sempre due Sicilia, che magari corrono, ma non insieme. Pare che si cunfunniu (si è confuso, per i continentali). Passiamo avanti.

Claudio Fava, è un pezzo di cuore. Mi riporta al passato in cui la politica mi sembrava aver trovato la quadra con la società civile, in cui il cambiamento si respirava ed era lì, pronto. Ma quel periodo non durò e si dissolse.

Io avrei votato Fava già 5 anni fa, Fava era il mio candidato, ma fu eliminato in malo modo dai partiti che lo sostenevano e non mi parse nemmeno tanto dispiaciuto, e passò il suo tempo nella Commissione Nazionale Antimafia.

Oggi è sostenuto dai partiti rimasti a sinistra ma anche da Massimo D’Alema, ha in lista gente che si è candidata un po’ con tutti. Da lui mi sarei aspettata maggiore rigore nello scegliere i candidati, e non fare a cu pigghiu, pighhiu (prendo chiunque senza valutare) pur di riempire le liste. Io voterei Fava per quello che ha rappresentato, per quello che è stato, ma oggi è diverso.

Il suo programma, purtroppo, è intriso di retorica: la scelta di usare l’espressione “cento passi” quale filo conduttore del programma ne è l’esempio. Piuttosto che indicare semplicemente cosa potrebbe fare come Presidente, inizia a descrivere cosa non hanno fatto gli altri, quindi lega la sua progettualità alla incapacità altrui. Ed a me non basta, anche se vorrei che bastasse.

Nello Musumeci, anche lui il candidato un po’ di tutti, è un amministratore pubblico vero e questo lo so per certo. Ma la sua amministrazione è fascista a maglie larghe (diamo qui un’accezione positiva al termine fascista), molto larghe: traccia linee e quadrati e poi lascia libertà di movimento al suo interno senza preoccuparsi del tipo di movimento generato. E’ sostenuto da soggetti talmente impresentabili che pure per la notte di Halloween non li vogliono vedere in giro. Per esempio, Roberto Lagalla, l’ex Magnifico (Rettore), che tanto voleva fare il Presidente, ma che ha ripiegato su un assessorato, saputo che non avrà manco quello, pare che inviti al voto disgiunto a favore di Cancelleri (brutta storia).

Il suo slogan, riferito alla Sicilia, è “diventerà bellissima”, cioè come dire che adesso fa schifo. Ed allora mi chiedo ma tu, caro candidato, che cosa hai fatto nei luoghi di potere sinora? Anche tu diventerai bellissimo da Presidente?

Il suo programma ricalca la forma della sua amministrazione (quella fascista di sopra). Ed anche lui sottolinea incapacità altrui che potranno essere colmate dalla sua amministrazione. Vabbè.

Giancarlo Cancelleri, attualmente deputato, è il candidato del Movimento 5 Stelle. E per me questo è il problema.

Ma l’analisi deve essere oggettiva e quindi riflettendo Cancelleri, ritengo, sia capace ed intellettualmente onesto, ed ha maturato un atteggiamento politico democristiano (anche qui diamo un’accezione positiva al termine). Purtroppo paga lo scotto del movimento che rappresenta, che sottolinea le incapacità altrui, evidenzia solo negatività, ammorba la gente con le tragedie e si pone come salvatore della Patria.

Cancelleri rispetto al M5S evidenzia progettualità, ma è troppo inquadrato, troppo legato al progetto (confuso) di Grillo, poco indipendente: paradossalmente, se Cancelleri venisse eletto e decidesse di essere se stesso, il M5S lo farebbe fuori; se decidesse di essere il Presidente grillino, sarebbe il suo suicidio politico. La mia Regione non può essere Roma.

Ed io ora chi voto?

Oltre alla stranezza del ricorso al voto disgiunto, che non accade solo nelle fila di Musumeci, in sintesi, più o meno per tutti, la Sicilia è terra meravigliosa ma anche merdavigliosa (passatemi il termine), grandi menti ma anche buchi neri, giochi d’artificio ma anche bombe a mano. Ma soprattutto, più o meno tutti, hanno la formuletta magica per elevare tutte le meraviglie della Sicilia ma anche, diciamolo, per sedersi comodi.

Si accolgono suggerimenti, dimostrazioni, depliant, ma dovete sapere che io ho conoscenza delle dinamiche politiche siciliane, dei candidati, dei loro sostenitori, delle capacità e incapacità di molti di loro ed ho la presunzione di sapere cosa può servire a questa terra. Però ancora non ho deciso

candidato cercasi

 

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