Inizio subito con lo spoiler: non l’ho trovata e non la troverò, of course. Ma la ricerca ha un suo fascino e ti porta sempre avanti.

Parliamo di tango e fotografia, le mie due passioni. E parliamo della mia ricerca che è soprattutto e principalmente filosofica, e poi tecnica.

La mia ricerca del tango è ormai legata alla mia ricerca fotografica: due passioni che si sono incontrate e che da qualche anno camminano insieme. Si affina il mio modo di sentire il tango, cambia il mio modo di fissarlo, di fissare il sentimento, in immagine; non succede l’inverso. Cioè il mio modo di fotografare cambia (ed è cambiato parecchio anche grazie a maestri generosi come Massimo Vecchi) ma non cambia il mio sentimento del tango.

Io non ballo quasi mai (più mai che quasi). Come dice la mia mitica maestra di tango Fiorella Giliberti, sono una tanguera lagnusa (pigra, per i non siculi). Eppure, a mio modo, sento il tango.

Anzi, vi dirò di più, il mio desiderio di tango è appagato dal mio tentare di catturarlo, di immortalarlo. Escludendo le tande per il piacere di giocare ma guardando alla ricerca della filosofia del tango, se ballo (e ne deve valere la pena) non scatto fin quando ne ho la sensazione addosso, se scatto (e ne vale sempre la pena) non ballo. È un loop, che pende verso la fotografia (ma non lo diciamo alla maestra).

Andiamo ora al perché vi racconto tutto questo. Ed il motivo è che cercando, cercando, ho trovato un pezzetto di quella filosofia in Pablo Veron.

Mai vista una esibizione dal vivo di Pablo Verón (accadrà prima o poi), mai avuto occasione di incontrarlo prima. Di lui avevo solo il ricordo sbiadito dell’icona cinematografica (di un po’ più di vent’anni fa, tra l’altro). Eppure, sono stata sempre curiosa di sapere se quel guizzo di genialità che avevo colto dietro il personaggio e nel suo, mi permetta Verón, strano percorso artistico, potesse essere reale: ed io le curiosità le deve soddisfare tutte, quindi ho partecipato a due sue lezioni (come allieva, non fotografa eh).

Ed ho trovato un uomo con una stravagante (nel senso di fuori dalla norma) empatia, una dura gentilezza, un metodo tutto suo. Un metodo di insegnamento che non è insegnamento, ma è una sorta di timido tentativo di contagio: o riesci a sviluppare la malattia ugualmente o ne resti immune.

Per farvi comprendere meglio cosa intendo, vi racconto un aneddoto. Quando scrivo progetti, sviluppo idee ed ho bisogno di concentrarmi, ascolto musica. Quando ho bisogno di massima concentrazione e creatività ascolto sempre i Gotan Project (ora non dite che quello non è tango): i miei progetti più belli hanno visto, e vedono, la luce con quella colonna sonora.

Ecco Pablo Verón è stato il mio Gotan Project: un condensato di massima concentrazione e creatività.

Ho aggiunto un tassello alla mia ricerca. È cambiato qualcosa.

Thank you Mr. Verón!

P.S.: le mie foto sono qui.

Seguitemi!

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